Da Casa Jorn al Museo della Ceramica

IMG_9680_CREDITS Federica Delprino-Omar Tonella_LD

Il Museo della Ceramica di Mondovì celebra i 90 anni di Ezio Gribaudo, con “Da Casa Jorn al Museo della Ceramica di Mondovì” una mostra che presenta la parte meno conosciuta del maestro, i cui natali hanno un forte legame con l’area geografica del basso Piemonte. Nella rassegna, che sarà inaugurata il 29 novembre prossimo, vengono esposti per la prima volta in Piemonte una serie di piatti decorati, nati sulla scia delle altre ricerche monocrome condotte da Gribaudo, a partire dai Flani e dai Logogrifi che gli diedero grande fama. Le opere provengono dalla mostra “Ritorno a Casa Jorn. Omaggio a Ezio Gribaudo”, che Albissola ha voluto dedicare questa estate al maestro torinese e che si sposta ora al Museo della Ceramica di Mondovì per arricchirsi di nuovi percorsi ed interpretazioni espositive. All’inaugurazione parteciperanno Ezio Gribaudo; Andreina d’Agliano, Presidente della Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì; Luca Bochicchio, direttore del MuDA e di Casa Museo Jorn, che terrà una conferenza sul rapporto tra Ezio Gribaudo e Asger Jorn.

La mostra di Mondovì rientra nel ciclo di iniziative organizzate in Piemonte come tributo a Gribaudo, uno dei più grandi pittori italiani nati nel Novecento, personaggio poliedrico, dai molteplici interessi: grafico, editore, collezionista, promotore culturale. Visitabile fino al 12 gennaio 2020, è realizzata con la collaborazione dell’Archivio Gribaudo di Torino che sta curando altre iniziative legate alla ricorrenza in diverse sedi pubbliche italiane legate al percorso professionale e umano di Ezio Gribaudo.

LA MOSTRA

Albissola e Mondovì, legate da antiche vie di comunicazione sin dal Medioevo, già oggetto di un progetto di rete, “La Terra di Mezzo. Le vie della ceramica tra Liguria e Piemonte” (Compagnia di San Paolo), rinnovano la collaborazione grazie a Ezio Gribaudo (Torino 1929). Il maestro ha saputo dialogare con gli artisti dell’Avanguardia del XX secolo ma anche con maestranze artigianali quali la stampa e la ceramica. Il cuore centrale della mostra è costituito infatti da un gruppo di ceramiche inedite realizzate da Gribaudo negli anni ’70 a Casale Monferrato, insieme ad altre opere riconducibili allo stesso periodo e alla sua ricerca sul bianco assoluto. Sarà esposta inoltre una scultura in ceramica di Jorn (prestito della collezionista Lauretta Orsini), degli stessi anni in cui l’artista danese collaborò con il maestro al libro sulla sua casa giardino di Albissola, Le Jardin d’Albisola (edito postumo nel 1974). La scultura è riprodotta nelle pagine del volume, esposto alla mostra, e messa in dialogo con i “bianchi” di Gribaudo. Completa l’esposizione una sezione di preziosi libri d’artista della collezione di Casa Jorn e dell’Archivio Gribaudo, tra cui il menabò originale de Le Jardin d’Albisola, curato da Ezio Gribaudo per le Edizioni d’Arte dei Fratelli Pozzo di Moncalieri, ulteriore connessione tra Liguria e Piemonte.

Stella Cattaneo e Daniele Panucci, dell’Associazione Amici di Casa Jorn, sono i curatori della mostra – in collaborazione con la direttrice del Museo della Ceramica di Mondovì Christiana Fissore – e del catalogo, edito da Gli Ori di Pistoia, con la supervisione di Paola Gribaudo (Archivio Gribaudo di Torino).

EZIO GRIBAUDO

Ezio Gribaudo (Torino, 1929) è un artista ed editore d’arte formatosi nel rigore di intensi studi di arte grafica, all’Accademia di Brera e successivamente presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Torino. Con il suo lavoro artistico realizzato attraverso vari media e tecniche miste, nonché i tradizionali strumenti pittorici, è passato dalla grafica alla scultura e alla pittura, con i mezzi della moderna industria tipografica, poi sostituiti con torchi manuali echeggianti la dimensione più artigianale della sua opera. Dopo un inizio caratterizzato da uno stile figurativo e non astratto, Gribaudo ha ampliato i suoi interessi pittorici includendo molteplici materiali e tecniche, dando così vita a flani e logogrifi. I monocromatismi bianchi elaborati in tipografia sono stati realizzati con le matrici e le tecniche della riproduzione seriale con i flani, scarti della produzione di giornali e testi editoriali, andando così al di là delle tecniche pittoriche tradizionali. Negli anni sessanta, ha sviluppato i logogrifi, ovvero impronte tipografiche su carta buvard, prive di inchiostro e impresse a secco (embossing), dimostrando come nel suo lavoro sia fondamentale il rapporto tra testo e immagine. Gribaudo ha vinto il premio per la grafica alla XXXIII Biennale di Venezia (1966) precisamente con i logogrifi, il cui concetto è basato sul gioco linguistico di un logos che passa attraverso rebus verbali e immaginali, dove grifo significa “rete da pesca”. I logogrifi hanno poi dato origine a loro volta a molteplici sviluppi materici e verbali quali i metallogrifi e i saccogrifi. All’interno di questa metamorfosi delle tecniche, continua a tornare un uso della scrittura come arte.

Inaugurazione venerdì 29 novembre alle ore 17.00

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